Quando desiderare diventa aspettare: la trappola nascosta nella Legge dell’Attrazione

Desiderare qualcosa è naturale.

Una situazione economica migliore.
Una relazione più serena.
Un cambiamento nel lavoro.
Più tranquillità.
Un progetto che finalmente prende forma.

Eppure esiste un momento, spesso difficile da riconoscere, in cui desiderare può trasformarsi in aspettare.

Continuiamo a pensare a ciò che vorremmo. Lo immaginiamo. Cerchiamo di mantenere pensieri positivi. Aspettiamo un segnale, un’occasione, una coincidenza.

Ma intanto i giorni passano.

E forse vale la pena farsi una domanda:

Sto davvero andando verso ciò che desidero, oppure sto soltanto aspettando che arrivi?

Il confine sottile tra desiderio e attesa

All’inizio sembrano quasi la stessa cosa.

Hai un desiderio e naturalmente non puoi sapere quando o come si realizzerà.

Il problema nasce quando tutta la nostra attenzione finisce sul risultato:

Quando arriverà?
Perché non è ancora successo?
Sto sbagliando qualcosa?
Quanto devo aspettare ancora?

Senza rendercene conto, smettiamo di vivere nella direzione del desiderio e iniziamo a vivere nell’attesa del desiderio.

Ed è una differenza enorme.

Perché l’attesa può sembrare movimento anche quando siamo completamente fermi.

La Legge dell’Attrazione non dovrebbe trasformarti in uno spettatore

Uno degli equivoci più comuni è pensare che, una volta formulato un desiderio, il nostro compito sia semplicemente mantenerlo nella mente e aspettare che la realtà faccia il resto.

Ma c’è un altro modo di guardare alla Legge dell’Attrazione.

Non come un meccanismo attraverso il quale ottenere automaticamente ciò che vogliamo, ma come un’occasione per osservare chi stiamo diventando mentre andiamo verso ciò che desideriamo.

Cosa stiamo pensando?

Quali possibilità stiamo notando?

Quali decisioni stiamo prendendo?

Quali continuiamo a rimandare?

Perché un desiderio può indicarci una direzione.

Ma poi siamo noi a dover cominciare a camminare.

Quando l’attesa diventa una zona di comfort

Può sembrare strano, ma anche aspettare può diventare una zona di comfort.

Finché aspettiamo, infatti, non dobbiamo necessariamente rischiare.

Possiamo dirci:

“Quando arriverà l’occasione giusta, agirò.”

“Quando avrò più sicurezza, comincerò.”

“Quando cambierà questa situazione, starò meglio.”

E così collochiamo continuamente il punto di partenza fuori da noi.

Ma cosa accadrebbe se invertissimo la domanda?

Invece di:

“Quando cambierà qualcosa?”

potremmo chiederci:

“Che cosa posso fare oggi nella direzione di ciò che desidero?”

Non deve essere qualcosa di enorme.

Anzi, quasi mai lo è.

Dal desiderio alla direzione

Immagina di voler raggiungere una città lontana.

Sapere dove vuoi arrivare è fondamentale.

Ma guardare continuamente la destinazione sulla mappa non riduce la distanza.

A un certo punto devi scegliere una strada e fare il primo chilometro.

Con i nostri desideri accade qualcosa di simile.

Possiamo trasformare:

“Vorrei una situazione diversa”

in:

“Qual è una scelta che oggi sarebbe coerente con quella situazione?”

È qui che il desiderio smette di essere soltanto qualcosa che aspettiamo e diventa una direzione.

E quando abbiamo una direzione, anche un piccolo passo acquista significato.

Un piccolo esercizio

Prendi un desiderio che ti accompagna da qualche tempo.

Scrivilo su un foglio.

Poi, sotto, rispondi sinceramente a tre domande:

1. Cosa sto aspettando che accada?

2. Quale parte di questo cambiamento dipende realmente da me?

3. Qual è una piccola azione che posso compiere nelle prossime 24 ore?

Non cercare l’azione perfetta.

Cercane una possibile.

Una telefonata.
Una ricerca.
Una decisione rimandata.
Dieci minuti dedicati a un progetto.
Una conversazione.
Un piccolo cambiamento nelle tue abitudini.

Qualcosa che trasformi l’attesa in movimento.

Forse non devi desiderare di più

A volte pensiamo che per ottenere un cambiamento dobbiamo desiderarlo più intensamente, visualizzarlo meglio o pensarci più spesso.

Forse, invece, abbiamo già desiderato abbastanza.

Forse sappiamo perfettamente cosa vogliamo.

Quello che manca non è un desiderio più forte.

È un passo nella sua direzione.

La consapevolezza serve anche a questo: riconoscere quando stiamo usando un desiderio per orientarci e quando, invece, lo stiamo usando per rimandare la nostra vita a un momento futuro.

Perché c’è una grande differenza tra aspettare che qualcosa cambi e cominciare a cambiare il modo in cui ci muoviamo verso ciò che desideriamo.

E qualche volta il primo segnale che stavamo aspettando…

è proprio la decisione di iniziare.


Domanda per te

C’è qualcosa che desideri da tempo e che, forse, stai ancora aspettando invece di iniziare a costruire?

Prova a non chiederti quando arriverà.

Chiediti:

“Qual è il passo più piccolo che posso fare oggi nella sua direzione?”

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